martedì 29 agosto 2017

Mönch

Mönch a sinistra e Jungfrau a destra da Kleine Scheidegg
Da Kleine Scheidegg quattro alberghi, due bar e un paio di negozi di souvenir raggiungibile soltanto in treno e punto di partenza di innumerevoli sentieri, un altro treno sale verso i ghiacciai, fino alla Jungfraujoch. Siamo gli unici passeggeri con zaino e piccozza tra una folla di persone perlopiù dai tratti asiatici che vuole raggiungere i 3500 metri del ghiacciaio e farci una passeggiata.

Fino a una quindicina di anni fa, chi sbarcava sul ghiacciaio della Jungfrau poteva appena averne un assaggio, qualche passo sulle nevi senza superare le corde che delimitavano una piattaforma. Ed era emozionante per chi mai aveva messo piede su un ghiacciaio!

Oggi la Jungraujoch è diventata un luna park che risponde solo all'avidità del business. A 3500 metri, un controsenso di negozi, ristoranti, bar, una teleferica lungo cui scivolare attaccati con un'imbragatura per "ammirare il paesaggio", così declamano, e da cui partono grida e risate da ottovolante. E la camminata di tre quarti d'ora in piano e proprio sul ghiacciaio per raggiungere il rifugio del Mönch e lì sorbirsi una qualche bevanda venduta a peso d'oro e servita maleducatamente.

Ne avevo un ricordo diverso e oggi, raggiuntala, me la lascio alle spalle, diretta – mai allora l'avrei immaginato – al Mönch.
Il tracciato sul ghiacciaio che conduce dalla stazione della Jungfraujoch alla partenza per il Mönch e al rifugio
Per una mezz'ora ancora ci mischiamo ai visitatori di giornata su quello stesso cammino verso il rifugio, ma ci fermiamo alla bandiera svizzera che segna la deviazione per la grande montagna.
L'imbocco della via per il Mönch
La giornata è bella dopo le piogge e nevicate di poche ore fa. Fissati i ramponi, guardo il cammino dinanzi a noi e respiro profondamente per partire.

Il cammino è vario: un tratto sul ghiacciaio ci porta alle rocce e cominciamo ad arrampicarci sulla cresta. Pietra e poi neve e quindi ancora pietra. Ci sono poche cordate oggi e procediamo tranquilli.

Tra nevi e rocce verso la cima
Tra spinte di gambe e tirate di braccia, passaggi su rocce innevate, poi neve, poi roccia, fatico sì, ma è un piacere. Non c'è noia, c'è energia vibrante e c'è bellezza.


Si sale (foto by Marc)
Raggiungiamo così la cresta sommitale, una lama innevata da percorrere. La mia attenzione è concentrata ancora di più su ogni passo, su ogni dettaglio di passo che deve essere preciso e solido. Respiro e cammino tranquilla e allerta.
Non guardo, né sono tentata di guardarli, i dirupi ai miei lati per non distrarmi, il mio sguardo è focalizzato su quella striscia sottile che sento consistente sotto a ogni passo: il mio pensiero scorre insieme al mio corpo su di essa, sostenendolo.

Sulla cresta sommitale, mi volto a guardare il cammino percorso

Incrociamo un gruppo in discesa e cautamente scendiamo di qualche centimetro passando accanto a loro che intanto si sono fermati e, immobili, ci lasciano sfilare.

La cima è breve con un piccolo piano. Siamo soli per qualche minuto sopra i ghiacciai e tra i picchi.

Dalla cima del Mönch, 4107 metri, vista della Jungfrau
Il ghiacciaio dell'Altesch dalla cima del Mönch
Quando arriva un'altra cordata di tre persone, ci dobbiamo spostare e stringere in quel poco spazio.

Pieni di montagne attacchiamo il ritorno.

In discesa lungo la cresta
Di nuovo il passaggio a fil di lama nel silenzio che la concentrazione crea.

Poi la discesa sulle rocce e il breve tratto fino alla bandiera.

Ritornati alla base del Mönch, raggiungiamo il rifugio poco distante


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